La strada

Un uomo e un bambino viaggiano attraverso le rovine di un mondo ridotto a cenere in direzione dell’oceano, dove forse i raggi raffreddati di un sole ormai livido cederanno un po’ di tepore e qualche barlume di vita.Trascinano con sé sulla strada tutto ciò che nel nuovo equilibrio delle cose ha ancora valore: un carrello del supermercato con quel po’ di cibo che riescono a rimediare, un telo di plastica per ripararsi dalla pioggia gelida e una pistola con cui difendersi dalle bande di predoni che battono le strade decisi a sopravvivere a ogni costo.E poi il bene più prezioso: se stessi e il loro reciproco amore.

 

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“Al mattino mangiarono e si rimisero in viaggio. Il carrello era così carico che era difficile spingerlo e una delle ruote stava cedendo. La strada serpeggiava lungo la costa, con i ciuffi morti della gramigna che sporgevano sopra l’asfalto. Il mare plumbeo che si muoveva in lontananza. Il silenzio.Quella notte l’uomo si svegliò con la luce di carbonio della luna opalescente in transito oltre le tenebre che lasciavano intravedere le sagome degli alberi e si girò dall’altra parte tossendo.Nell’aria, un odore di pioggia. Il bambino era sveglio.

Devi ricominciare a parlarmi, gli disse.

Ci sto provando.

Scusa se ti ho svegliato.

Non fa niente.

Si alzò e uscì sulla strada. Un nastro nero dal buio verso il buio. Poi un rombo sommesso in lontananza. Non un tuono. Lo si avvertiva sotto i piedi. Un suono senza pari e quindi impossibile da descrivere. Qualcosa di imponderabile che si muoveva là fuori nel buio. La terra stessa che si contraeva per il freddo. Non si ripeté.In che stagione erano? Quanti anni aveva il bambino? L’uomo arrivò in mezzo alla strada e si fermò. Il silenzio. Il salnistro che si asciugava venendo in superficie. I contorni imbrattati di fango delle città allagate, bruciate fino alla linea di piena. A un incrocio, un campo contrassegnato da dolmen dove le ossa parlanti degli oracoli giacciono in decomposizione. Non un suono all’infuori del vento. Che cosa dirai? E’ stato un vivente a pronunciare queste parole? Ha affilato una penna d’oca con il suo temperino per vergarle su legno di prugnolo o nerofumo? In un momento dato e scolpito nella pietra? Sta arrivando a rubarmi gli occhi. A sigillarmi la bocca con la terra”.

da “La strada” di Cormac McCarthy

 

Un racconto freddo, angosciante, buio. Se trovate il coraggio leggetelo. Io l’ho fatto e non lo dimenticherò.

 

http://divetoblue.myblog.it/media/02/02/860330032.mp3 Toxicity dei System of a down

 

“Quando ero diventato il sole ho fatto risplendere la vita nel cuore degli uomini”

 

La stradaultima modifica: 2008-10-16T23:31:00+00:00da divetoblue
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5 pensieri su “La strada

  1. scusami davvero ma io in realtà ti avevo scritto un messaggio che solo ora vedo non ti è mai apparso….al contrario ne ha ricevuti 3 gas….non era solo questione di essere di palermo o meno è l’idea di un certo modus vivendi ( asi se dice?)…sorrido…che alcune persone condividono ( se vedi e non fai niente per impedirlo sei ugualmente condannabile)…ci sono cose che ad un certo punto della vita con l’esperienza fatta con il mondo visto non riesci proprio ad accettare nemmeno a comprendere: la crudeltà, la cattiveria sono al di là della mia portata. Non hanno giustificazioni…a parte ciò sappi che passo tutti i giorni più o meno a darti un saluto anche se non lascio segni….e riguardo al volerti bene come non si potrebbe?..ti abbraccio forte.

  2. Oh ma il tuo blog è davvero bellissimo!! Abbiamo tantissime cose in comune … primo amiano tutte e due il Giappone, secondo vedo che piace anche a te il favoloso Hyde! Grazie per la visitina nel mio blog…mi ha fatto molto molto piacere. Ciao Alessia Peach Girl

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